Questioni

Le Ted conferences sono pazzesche e sono indizi sicuri di qualcosa che sta per succedere, crepe e fessure che annunciano il crollo mondiale del sistema di formazione scolastica e dell’idea tradizionale di istruzione. Questo crollo non è circoscritto a qualche aspetto pratico o marginale della questione educativa, ma è collegato al generale decadimento degli ideali e degli apparati statali borghesi. Ecco, tuttavia, essendo borghese (ahimè!), non vedo bene questo crollo: mi preoccupa.
Le Ted e le TedX modificano il quadro estetico, la percezione del professore, da carabiniere a commediante. Il palco è arredato con oggettistica da vetrina: mappamondi anacronistici, finti dorsi di biblioteca, rilegati in cellophane per le telecamere. Invece della lavagna di pietra uno schermo gigante, da cinema, rassicura perché intuitivamente è una lavagna ma davanti alla quale non temi di essere chiamato a scrivere nessun esercizio. Se assomiglia a uno spettacolo allora c’è la quarta parete!


In classe, invece, tutti gli studenti “classici” (bisticcio voluto che denota una comune origine dal latino classis: manipolo di soldati) divengono facilmente – o sono incentivati a diventare per un breve tempo – degli esperti, dei professorucoli a loro volta. Quelli bravi, non solo ripetono la lezione al maestro ma pure la spiegano ai loro compagni. Quelli somari invece, come facevo io, la buttano sul ridere, se la cavano con battute che dissimulano una sottile derisione nei confronti del “prof.”, dei “secchioni”, o della scuola e della cultura in generale. Sono dei classici somari ma dei nuovi performers paratelevisivi.
Ora, il cambiamento, nel mondo della scuola, riguarda soprattutto le tecnologie. Oggi, la socializzazione passa attraverso la mediazione strumentale-macchinica. Videoclip, podcast, ebook, eLearning… Mi sembra un entusiasmo immotivato. Il cambiamento che si annuncia, prodromico di una demolizione assistita della cultura classica borghese, si affida quasi interamente e in maniera sospetta, a queste nuove tecnologie, i social media, cioè internet.
Personalmente, questa idea mi insospettisce per il semplice motivo di costituire una minaccia alla mia preparazione: io ho studiato per fare il professore in una scuola e ora, brutta sorpresa, dovrò fare il maestro a distanza, imparare a caricare i miei video in più canali possibili, forse assumere un esperto di infotech per aiutarmi, la mia carriera non sarà garantita dallo Stato ma dall’apprezzamento (i like) del mio “pubblico”. Mi si trasformerebbe in una specie di attore di teatro civile, oppure in un consulente individuale, in uno showman a contratto o in un agente di commercio della cultura: «Venite, correte siore e siori, il nuovo unguento Sganarelli fa passare l’ignoranza e i pensieri brutti, con un piacevole aroma di ciliegia…».

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